Conosciuto come il Geppetto calabrese, crea burattini che sono piccoli capolavori richiesti da tutto il mondo. Pizzo gli ha dedicato una mostra ed Edoardo Bennato ne ha ricevuto uno ora per il suo compleanno.
Il suo laboratorio è quello delle storie antiche: stretto e profumato di legno, riccioli di trucioli, colla e chiodi. Lì dentro ogni cosa è a posto e ogni posto ha le sue cose. «È il mio disordine organizzato» dice il mastro Giovanni Leonetti che ci viene incontro con la maglia piena di segatura che scuote via nell’aria afosa del mezzogiorno.
Ci fa strada nei palazzoni di via Popilia al terzo lotto, a Cosenza, nel portone dove la frescura concede un po’ di respiro, e via dritti al santuario della sua arte artigiana, piccolo e bellissimo, sorvegliato da tre creazioni di fresca fattura che sembrano salutare alla porta. «Sono tutti in partenza» ci spiega. «Fatti e rifiniti».

Giovanni Leonetti, è mastro del legno, un giorno prese un ciocco di legno e ne fece un burattino «ma non bello come questo» dice indicando la creatura pronta a un viaggio lontano. «Era un piccolo esperimento, che ebbe un successo insperato. Allora ho capito che volevo farne ancora, sempre più belli, sempre più precisi». Sul bancone sfoglia un album con le foto del film di Comencini, il suo modello ispiratore, e poi ci mostra un catalogo con i suoi Pinocchi, ognuno unico, differenti come fossero fratelli.
Il sogno di una statua per Cosenza
C’era una volta non un re ma un decoratore, pittore, specializzato in dipinti e bassorilievi.
Mastro Leonetti ha quella che si dice l’arte nelle mani e un cuore allegro. «Il mio sogno è realizzare una statua di Pinocchio per Cosenza, da esporre sul corso principale. La farei ad altezza naturale e ho un’idea precisa già di come verrebbe». E di certo sarebbe un’attrazione straordinaria.

Mentre lavora un piede di legno, per un nuovo burattino, racconta di un periodo più scuro del suo retrobottega, di una malattia che lo ha allontanato dalla passione, dalla pandemia che ha isolato tutti e, chi stava male, un po’ di più. Come fece Geppetto, alla tristezza rimediò con una compagnia speciale, scoprendo che la passione per le favole e il legno e per quello sceneggiato che vide per la prima volta a dodici anni, erano legati da un robusto spago spesso.

Così Giovanni cominciò per gioco a intagliare burattini, ma non burattini qualunque, proprio quei burattini che nel film di Comencini del ’72, segnarono generazioni di spettatori. Fedelissimo alla fiaba di Collodi, anche nella sua ricostruzione artigianale di personaggi e situazioni, trucchi scenici e ambientazioni rurali (senza sovrastrutture o effetti speciali a turbarne la poesia), lo sceneggiato Rai, piantò un seme nella fantasia di quello che divenne l’erede di Geppetto in carne e ossa. Mentre racconta come si fa a rendere un’articolazione perfetta, sorride, spiega, va girare la segna e poi la lima per lisciare il capo di un burattino.

La mostra a Pizzo e il regalo a Bennato
Tutti vogliono i suoi Pinocchio che a guardarli quasi commuovono per la somiglianza straordinaria con i burattini dell’infanzia lontana. A Pizzo calabro è visitabile una mostra con le sue creazioni che sta avendo uno straordinario successo. Gli scrivono da tutto il mondo per avere le sue creazioni, e domenica qualcuno ha anche ricevuto un regalo speciale. «Mi ha contattato uno dei musicisti di Edoardo Bennato per regalare un Pinocchio al cantante per il suo compleanno».
Ci mostra poi una dedica speciale, quella di Andrea Balestri (che interpretò Pinocchio nel film di Comencini) che ha ricambiato il dono di un burattino con una dedica vergata sul suo libro dedicato al film. «Per questo devo dire grazie al mio amico Giovanni Mangone, che ha fatto da intermediario». Intanto sfrega il mento di un Pinocchio per levigarlo e dipinge gli occhi perché possa vedere. Il naso, assicura non dovrebbe crescere, è solo legno, in fondo. Poi avverte. «Occhio lì – e indica un burattino più piccolo col cappello a punta bianco -. Quello è dispettoso e fa gli sgambetti».
