Pubblichiamo di seguito la nota di Rifondazione Comunista Calabria, a firma di Angelica Perrone, responsabile Sanità, e Mimmo Serrao, segretario regionale.
“Negli ultimi giorni, il Presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, ha annunciato con grande enfasi che entro pochi mesi il Governo troverà le risorse necessarie per azzerare il debito sanitario regionale, ponendo fine a quindici anni di commissariamento. Tuttavia, questa dichiarazione arriva in concomitanza con la proclamazione dello stato di emergenza, che gli conferisce pieni poteri sulla gestione sanitaria.
Un Sistema Sanitario Nazionale Frammentato
La riforma costituzionale del Titolo V ha trasformato il Servizio Sanitario Nazionale in venti sistemi sanitari regionali distinti, conferendo ai Presidenti di Regione un potere assimilabile a quello di viceré. Questa devoluzione ha portato a una gestione disomogenea della spesa sanitaria, con alcune regioni che hanno privilegiato il settore pubblico e altre che hanno favorito il privato o, peggio, che hanno gestito i fondi in maniera clientelare. Nelle aree più povere del Paese, come la Calabria, la situazione è divenuta strutturalmente insostenibile, con un debito che ha raggiunto livelli ingestibili nel corso degli anni.
Il Commissariamento: Un Sintomo del Fallimento Politico
Il commissariamento della sanità calabrese rappresenta il riconoscimento della resa di una classe politica incapace di amministrare in modo efficace. Anziché sviluppare una gestione razionale ed efficiente, la politica regionale ha lasciato spazio a sprechi, clientele e, in alcuni casi, alla criminalità organizzata. L’aumento del debito è stato esponenziale, con bilanci spesso privi di trasparenza e fatture duplicate o lasciate in sospeso per accumulare interessi.
Occhiuto tra Presidenza e Commissariamento
Lo stesso Presidente Occhiuto riconosce il fallimento della gestione sanitaria calabrese, ma si attribuisce il merito di aver invertito una tendenza negativa. Tuttavia, la sua duplice carica di Presidente della Regione e Commissario alla Sanità lo rende il principale decisore di un sistema ancora lontano dalla risoluzione dei suoi problemi strutturali. La sua posizione diventa ancora più delicata alla luce della proposta di riforma Calderoli, che mira a completare il processo di autonomia differenziata, con il rischio di acuire ulteriormente le disparità territoriali.
I LEP e il Futuro della Sanità Calabrese
La riforma Calderoli prevede l’entrata in vigore dei livelli essenziali di prestazione (LEP), che dovrebbero garantire condizioni minime di equità tra le regioni. Tuttavia, il debito accumulato in Calabria impedisce il raggiungimento di tali standard, rendendo necessario un intervento straordinario dello Stato per azzerarlo. Questo processo, però, si basa su certificazioni spesso dubbie e su una fiscalità che continua a gravare pesantemente sui cittadini calabresi.
Le Domande di Rifondazione Comunista
Di fronte a questa situazione, Rifondazione Comunista Calabria pone alcuni interrogativi fondamentali al Presidente Occhiuto:
- Dopo l’azzeramento del debito, quanto tempo dovranno attendere i cittadini calabresi per ottenere cure sanitarie comparabili alle migliori esperienze nazionali?
- Quali riforme strutturali verranno attuate per evitare il ripetersi di sprechi e malversazioni?
- In che modo verrà affrontato il problema dell’autonomia differenziata, che rischia di aumentare ulteriormente le disuguaglianze territoriali?
Il futuro della sanità calabrese non può dipendere solo dall’azzeramento del debito, ma richiede una vera e propria rifondazione del sistema, basata sulla trasparenza, sull’efficienza e sulla tutela dei diritti dei cittadini”.
Angelica Perrone, responsabile Sanità
Mimmo Serrao, segretario regionale
Rifondazione Comunista Calabria